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IL REFERENDUM ISTITUZIONALE

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IL REFERENDUM ISTITUZIONALE

La scelta tra Repubblica e Monarchia

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Il 25 giugno 1944, pochi giorni dopo la liberazione di Roma, il governo guidato da Ivanoe Bonomi stabilì che, al termine della guerra, gli italiani avrebbero eletto a suffragio universale, diretto e segreto un'Assemblea Costituente, con il compito di scegliere la nuova forma dello Stato e di scrivere una Costituzione capace di rifondare il Paese.

Il 16 marzo 1946 il governo di Alcide De Gasperi ridefinì quel progetto: all'Assemblea fu affidata esclusivamente la redazione della nuova Carta fondamentale, mentre la decisione tra Repubblica e Monarchia venne rimessa direttamente al popolo attraverso un referendum. Fu inoltre stabilito che, in caso di vittoria della Repubblica, il primo atto dell'Assemblea sarebbe stato l'elezione del Capo provvisorio dello Stato.

Nello stesso giorno furono convocati per il 2 giugno 1946 sia i comizi per il referendum istituzionale sia quelli per l'elezione dell'Assemblea Costituente, da eleggere con sistema proporzionale, segnando così la prima grande prova di democrazia dell'Italia del dopoguerra.

La campagna elettorale fu intensa e partecipata e la risposta dei cittadini straordinaria: si recò alle urne l'89,1% dei 28.005.449 aventi diritto, per un totale di 24.947.187 votanti, tra cui 12.998.131 donne e 11.949.056 uomini, a conferma di un coinvolgimento quasi identico tra elettrici ed elettori.

Il 10 giugno 1946, nella Sala della Lupa di Montecitorio, la Corte di cassazione in seduta solenne proclamò i risultati provvisori del referendum istituzionale. Il 18 giugno 1946 gli stessi risultati furono definitivamente confermati con la proclamazione ufficiale: 12.718.641 voti, pari al 54,3% dei voti validi, espressi a favore della Repubblica, contro i 10.718.502 consensi alla Monarchia, pari al 45,7%. Dopo la proclamazione, il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi assunse le funzioni di Capo provvisorio dello Stato, guidando il passaggio verso il nuovo ordinamento repubblicano.

La scheda di voto del referendum proponeva una scelta immediatamente riconoscibile attraverso i simboli: per la Repubblica, due fronde intrecciate di quercia e alloro con al centro la figura della donna turrita, già utilizzata nel francobollo da quattro lire; per la Monarchia, lo stemma sabaudo sormontato dalla corona reale. Nelle zone, caratterizzate dalla presenza di più lingue in uso, dei collegi di Trento e Udine fu predisposta una scheda bilingue, a testimonianza dell'attenzione alle diverse comunità linguistiche presenti nel Paese.