Alla conclusione della seconda guerra mondiale l'Italia è un Paese da ricostruire: devono essere alleviate le condizioni di un popolo che ha attraversato, in patria e all’estero, le sofferenze e le devastazioni della guerra; vanno riattivate le infrastrutture produttive; va ricostituito uno Stato liberale e democratico, dopo il ventennio del regime fascista e dopo la liberazione dal nazifascismo; va ricomposta la Comunità nazionale.
Questo itinerario espositivo dedicato al 1946 ed alla nascita della Repubblica ha lo scopo di far rivivere le inquietudini, le attese e le speranze degli Italiani in quel particolare momento della nostra storia nazionale rievocando gli avvenimenti salienti che condussero alla scelta della forma istituzionale dello Stato, fra Monarchia e Repubblica, ed al successivo lavoro di elaborazione del testo della Costituzione. Il percorso si conclude con la teca in cui la Camera dei deputati conserva uno dei tre originali della Costituzione, affidato al momento della firma ad Umberto Terracini, in qualità di Presidente dell’Assemblea Costituente.
Come la Consulta nazionale, riunitasi per la prima volta a Montecitorio il 25 settembre 1945, anche l'Assemblea Costituente svolge i propri lavori a Palazzo Montecitorio, a partire dal 25 giugno 1946, giungendo all’approvazione finale del testo della nuova Costituzione nella seduta pomeridiana del 22 dicembre 1947.
Circa due anni di intenso lavoro in cui si confrontarono generazioni diverse e differenti modi di intendere l'impegno politico. D'altra parte come spiega Giuseppe Saragat nel suo intervento durante la discussione generale del Progetto di Costituzione “È molto facile fare Costituzioni omogenee dove non c’è che un partito unico che legifera. È molto più complesso farle nel caso in cui ci troviamo noi, in cui ci sono molti partiti che hanno cooperato al compito nuovo di ricostruzione della nuova casa italiana.”
Un lavoro a cui per la prima volta nella storia del Paese contribuiscono attivamente, come elettrici ed elette, anche le donne, il cui percorso di emancipazione parte dai decenni precedenti e si concretizza dapprima nella presenza delle prime 14 deputate nella composizione della Consulta nazionale; poi nel voto amministrativo della primavera 1946, con l'elezione delle prime 11 sindache della storia d’Italia ed infine nel voto del 2 giugno successivo con l’elezione delle 21 deputate costituenti.
"Nei momenti duri e tragici nascono le Costituzioni - affermerà successivamente Aldo Moro - e portano di questa lotta, dalla quale emergono, il segno caratteristico". Le tracce durevoli di quel segno caratteristico si possono leggere tuttora nello spirito di fattiva collaborazione e di apertura al dibattito e al confronto che caratterizzò i lavori dell'Assemblea Costituente e nei primi dodici articoli della Costituzione che, racchiudendone i principi fondamentali, costituiscono la originaria e più autentica carta d’identità collettiva di tutti gli Italiani. Qualche anno più tardi Piero Calamandrei dirà: "In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane".

